Concept
Nel campo dell’intelligenza artificiale, ogni tentativo di previsione risulta rapidamente obsoleto, superato quotidianamente dalla realtà.
Qui portiamo l’attenzione su un aspetto eminentemente europeo.
In Europa, più che altrove, l’IA è letta non solo come tecnologia, ma come fenomeno culturale e politico. Come uno specchio culturale amplificato, l’IA riflette e moltiplica i valori, le contraddizioni, i pregiudizi della società che la genera. È addestrata su linguaggi, dati e narrazioni che provengono dal mondo umano, quindi, inevitabilmente, non è neutra, ma è un prodotto culturale a tutti gli effetti (vedi Kate Crawford – Atlas of AI, 2021). L’intelligenza artificiale è, di fatto, un’estrazione industriale di senso, costruita da dati, infrastrutture e lavoro umano invisibile.
Con il doffondersi dell’uso dell’IA in vari settori, emerge la questione dell’etica e della responsabilità. In altre parole, della sua regolamentazione, della governance.
L’Artificial Intelligence Act europeo è il primo tentativo globale di definire legalmente i confini dell’uso dell’IA, soprattutto in settori critici come sanità, giustizia, sicurezza. L’AI Act vuole arrivare a evitare la manipolazione e lo sfruttamento dannoso delle vulnerabilità, degli individui e delle organizzazioni, basato sull’IA. Chi è il soggetto responsabile: sviluppatori, aziende, utenti? Consci che non basta regolare la tecnologia, ma bisogna educare alla sua comprensione. L’AI Literacy, coinvolge una serie di competenze e conoscenze necessarie per alfabetizzare le persone sull’Intelligenza Artificiale, così da utilizzare ed interagire con l’IA in modo efficace e responsabile.
Hanno questo scopo progetti come AI4Europe, la prima piattaforma ed ecosistema europeo di intelligenza artificiale on-demand, o AI Literacy EU che prevede di portare l’insegnamento nelle scuole e programmi di formazione permanente per lavoratori e manager.
