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L’immaginario dell’antico Impero Romano sta tornando con forza e pervade la moda, l’estetica, le narrazioni collettive, i videogame, la pubblicità e i contenuti immersivi fino alla politica.
Sfilate recenti (vedi Dior Haute Couture, ambientata tra colonne e drappeggi attualizzati) hanno ripreso le forme e i codici dell’estetica romana: scenografie simmetriche, toghe reinterpretate, sandali gladiatore, oro e marmo.
Nel cinema, il ritorno al peplum (film in costume) si nota non solo nei film epici (Il gladiatore II di R. Scott), ma anche in serie TV e produzioni arthouse, che usano Roma antica come metafora del potere politico contemporaneo (vedi la terza stagione di Domina, su Sky Atlantic, o Those About to Die diretto da Roland Emmerich).
Tra i GenZ, nel mercato dei videogame, ha grande successo Fall of Empire (2025), che si sviluppa tra la decadenza morale e gli intrighi di potere tardo imperiali. Così come, su TikTok, ha successo il fenomeno “Quanto spesso pensi all’Impero Romano?”, divenuto ormai un meme globale.
Nell’editoria si nota un crescente interesse per l’antica Roma da una prospettiva quasi scandalistica. È il caso della nuova traduzione delle Vite dei Cesari di Svetonio, dello storico Tom Holland (in uscita per Penguin USA ad aprile 2025). Il libro descrive le vite dei primi imperatori, da Giulio Cesare a Domiziano, e in particolare le loro stravaganze, gli eccessi e le depravazioni sessuali.
Queste figure sembrano oggi straordinariamente attuali. I nuovi “Cesari globali”, da Trump a Musk, Putin, Xi Jinping (e l’elenco potrebbe continuare…) sembrano condividere con gli imperatori romani tratti di teatralità, ego ipertrofico, culto dell’immagine e una certa impunità morale. I media (in particolare testate come The Atlantic, New York Times, Guardian) hanno più volte paragonato queste personalità a Nerone o Caligola per sottolinearne l’arbitrarietà, la sovraesposizione mediatica e la volontà di potere.
Secondo alcuni analisti (vedi Byung-Chul Han o Mark Fisher), questo revival dell’antico va letto come un riflesso della nostra epoca decadente, priva di ideali e affollata di leader narcisisti. In un tempo in cui la democrazia sembra superata, l’antica Roma diventa una metafora efficace per comprendere il presente. Si esaltano valori quali: forza, ordine, radici e bellezza come risposte a un mondo percepito come instabile, frammentario, caotico.
