Concept
Un cambiamento di mentalità è necessario per realizzare una società sostenibile, equa e inclusiva, come recita il mantra dell’agenda politica globale degli ultimi anni.
L’ageism, una forma di discriminazione verso le persone di età maggiore, è anche una delle forme più clamorose di quella economia dello scarto teorizzata da Zygmunt Bauman, prima, e stigmatizzata da papa Francesco poi, i quali vi intravedono la vera natura del sistema economico occidentale, così come si è evoluto nei decenni scorsi.
È la corrispondenza sociale delle famigerate garbage islands: e oggi è evidente che si tratta di uno dei tanti effetti collaterali insostenibili dell’attuale sistema economico. L’Agenda 2030 dell’Onu – in almeno 5 su 17 obiettivi di sviluppo sostenibile – prevede l’avvio di politiche di integrazione e collaborazione intergenerazionale da realizzarsi entro il 2030. Ricordiamo che il programma Next Generation EU prevede investimenti enormi entro il 2027 (oltre 2 mila trilioni di euro – fonte: Commissione Europea, 2021) per il rilancio economico e sociale dei paesi dell’Unione Europea, anche attraverso progetti che richiedono forme di integrazione e cooperazione intergenerazionale. La tendenza è quindi guidata dai vertici delle istituzioni europee ed è ineludibile: è necessario un nuovo contratto intergenerazionale per promuovere l’uguaglianza e la collaborazione tra le diverse generazioni. I primi esempi virtuosi già si vedono, ancora una volta concentrati nei paesi del nord Europa e nei settori dell’istruzione.
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